Il Progetto prevede, in occasione dell'IYPE, l'organizzazione del primo Congresso Internazionale indirizzato principalmente ai giovani ricercatori e professionisti attivi nel campo delle Scienze della Terra - under 35 ( First World Young Earth Scietists -Y.E.S.- Congress ).
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Uno tsunami è profondamente differente
dal comune moto ondoso che ha la sua origine nell'azione dei venti in
mare aperto e come epilogo il ritmico, rilassante - e talvolta poetico
- infrangersi delle onde sulla battigia delle coste.
Nel classico moto ondoso le onde sono caratterizzate da un periodo
(intervallo di tempo tra due onde successive) solitamente di 5-20 secondi
e da una lunghezza d'onda (distanza tra due creste successive)
di circa 100-200 metri; le onde di uno tsunami, invece, hanno un periodo
dell'ordine di un'ora e una lunghezza d'onda che può raggiungere
anche il valore di alcune centinaia di km.
Ma i parametri fisici che più di ogni altro caratterizzano le onde
di uno tsunami (chiamate anche "shallow-water waves"
- onde d'acqua bassa - in quanto la loro lunghezza d'onda è di
gran lunga maggiore della profondità dell'acqua in cui si sviluppano)
sono la loro modesta ampiezza (altezza rispetto al piano
medio della superficie marina) e l'elevata velocità
con la quale si propagano in mare aperto.
La velocità v di propagazione delle "shallow-water
waves" è data dalla formula: v = v g * d
in cui d è la profondità dell'acqua in
quel punto e g è l'accelerazione di gravità
(9.8 m/sec²).
Un semplice calcolo impiegando questa formula ci permette di trovare che,
per esempio, in un oceano caratterizzato da una profondità di 4000
metri (quale può essere l'Oceano Pacifico) un'onda di tsunami si
può propagare alla velocità di oltre 710 km/ora: la velocità
di un aereo.
Si diceva che il secondo aspetto che caratterizza queste onde è
la loro ridotta ampiezza, il cui valore è tipicamente dell'ordine
di un metro.
Questa particolarità fa sì che esse risultino praticamente
"invisibili" per qualsiasi imbarcazione che le incroci in mare
aperto.
L'estrema pericolosità di questo fenomeno può essere meglio
compresa introducendo alcune considerazioni riguardanti l'energia
trasportata dal moto ondoso.
Il tasso di perdita di energia di un'onda è strettamente correlato
all'inverso della sua lunghezza d'onda e questo comporta che la propagazione
di un'onda di tsunami avvenga con piccolissime dispersioni, dunque il
treno d'onde può percorrere lunghissime distanze mantenendo praticamente
inalterato il suo carico energetico.
E sono proprio l'elevatissimo contenuto energetico delle onde e l'ineluttabilità
della legge di conservazione dell'energia che trasformano queste onde
da piccoli e quasi impercettibili movimenti della superficie marina in
mare aperto a gigantesche calamità naturali nel momento in cui
si abbattono violentemente sulle coste.
Tutto dipende ancora dalla relazione tra la velocità e la profondità
dell'acqua vista prima.
Avvicinandosi alle coste diminuisce la profondità del mare e dunque
anche la velocità delle onde si riduce, ma questo comporta che,
dovendo per necessità fisica rimanere costante l'energia, debba
aumentare l'ampiezza del moto ondoso, cioè l'altezza delle onde.
La massima altezza cui può giungere un'onda di tsunami viene indicata
con il termine inglese di "runup" ed il suo
valore è mediamente circa dieci volte maggiore dell'altezza dell'onda
che lo ha originato, ma è evidente che tutto è legato all'andamento
del profilo batimetrico.
Molta importanza nel limitare gli effetti devastanti di uno tsunami hanno,
infine, la morfologia della costa e la configurazione del terreno (liscio
o rugoso, ricco o privo di alberi), elementi in grado di rallentare o
meno l'impeto dell'acqua che tende ad addentrarsi nella terraferma anche
per centinaia di metri.
Vi è anche la possibilità che uno tsunami non si manifesti
subito come la classica gigantesca onda che si abbatte sulla costa, ma
come un improvviso fenomeno di bassa marea, un repentino ritirarsi delle
acque fino a lasciare scoperto il fondale marino per decine di metri prima
che, una dopo l'altra, le numerose ondate che costituiscono lo tsunami
si abbattano con gigantesca violenza ed elevata velocità su chi,
incautamente, si è attardato ad osservare lo strano fenomeno.
L'entità finale dell'evento è, evidentemente, legata in
modo molto stretto all'energia trasmessa all'oceano dall'evento scatenante:
nel caso di terremoto, ad esempio, sarà la sua magnitudine a determinare
l'ampiezza iniziale del moto ondoso. Ma hanno la loro importanza anche
altre caratteristiche quali la rapidità delle deformazioni del
fondo marino, il profilo batimetrico e la profondità del mare nella
zona dell'epicentro.
Nella figura viene illustrato in modo schematico il fenomeno dello tsunami:
l'immagine, naturalmente, è solamente indicativa e dunque non ha
alcuna pretesa di mostrare i fenomeni ondosi in scala. L'intento è
quello di descrivere la situazione che si viene a creare allorché
un'onda di tsunami proveniente dal mare aperto si avvicina alla costa,
si innesca il fenomeno del runup ed una montagna d'acqua si abbatte violentemente
sulla regione costiera.
In mare aperto (1) l'onda è caratterizzata da una limitata ampiezza.
Al diminuire della profondità del fondale (2) si innesca il fenomeno
del runup (3) ed il muro d'acqua si riversa sulla costa (4) spingendosi
nell'entroterra. Il disegno è un adattamento di quello riportato
nell'articolo Tsunami! di F.I. Gonzalez pubblicato sulla rivista Scientific
American del maggio 1999.
Si terrà a Messina, dal 29 al 31 Maggio 2008, un appuntamento “geologico – culturale – enogastronomico”, tema del Convegno “Geologia, cultura e sapori di Sicilia”.